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La Chimera


La chimera è un animale mitologico con parti del corpo di animali diversi. Le descrizioni variano: secondo alcune poteva sputare fuoco, aveva testa di leone, una testa di capra sulla schiena e la coda di serpente; secondo altre aveva corpo di capra, coda di serpente o di drago e testa di leone. Sputava fuoco dalle fauci e il morso della coda era velenoso.

Suo padre fu Tifone, il cui corpo gigantesco culminava in cento teste di drago e che giace relegato sotto una delle isole vulcaniche della nostra terra (Ischia o la Sicilia), ancora fremente della rabbia che lo porto' un giorno lontano a sfidare gli dei, a cacciarli dall'Olimpo ed a ferire Zeus.
Sua madre fu Echidna, la vipera, per meta' donna bellissima e per meta' orribile serpente maculato. Viveva in un antro delle terre di Lidia, cibandosi della carne degli sventurati viaggiatori.
Chimera e' solo uno degli esseri mostruosi generati da Tifone ed Echidna. Suoi fratelli furono Cerbero, cane infernale dalle tre teste, la famosa Idra uccisa da Eracle, e Ortro feroce cane a due teste guardiano delle mandrie del gigante Gerione.

Chimera fu allevata dal re Amissodore e per lunghi anni terrorizzo' le coste dell'attuale Turchia, seminando distruzioni e pestilenze. Fu Bellerofonte, eroe da molti ritenuto figlio del dio Poseidone, a fermare le scorribande del mitico mostro. Con l'aiuto di Pegaso, Bellerofonte riusci a sconfiggere Chimera con le sue stesse, terribili armi, infatti "...non c'era freccia o lancia che avrebbe presto potuto ucciderla". Allora Bellerofonte immerse la punta del giavellotto nelle fauci della belva, il fuoco che ne usciva sciolse il piombo che uccise l'animale. Come gia' aveva fatto Perseo con Medusa, anche Bellerofonte abilmente seppe sconfiggere la creatura facendo si che la sua forza si ritorcesse contro di lei.

Le Amazzoni


Il nome del famoso popolo di donne guerriere deriverebbe dal greco Amazòn, per cui la A iniziale sarebbe privativa. Il nome successivo starebbe a significare "seno", ed è proprio così che venivano immaginate, senza un seno. Questa pratica di aliminazione di uno dei due seni sarebbe stato praticato dalle bambine piccole, per permettere alla futura guerriera di tendere meglio l'arco.

La collocazione del luogo in cui vivevano, si è spostata nel corso dei secoli, anche a seconda di quanto l'uomo conosceva il mondo in cui viveva. Popolazioni come questa o come quella dei giganti, erano sempre pensate ai confini del mondo conosciuto, specialmente nel lontano oriente (a ovest non si pensava ci fosse altra terra o comunque non si pensava si potesse "buscar el levante por el poniente"). Anche Colombo, arrivando in America, cercherà queste popolazioni per avere una conferma materiale di essere sbarcato in Cina o nel Giappone.
Inizialmente furono collocate in Scizia o nell'Armenia, sempre comunque in area caucasica.

Le donne guerriere venivano tradizionalmente governate da due regine, una della pace e una della guerra. Inoltre, ogni primavera, compivano una visita nel territorio del popolo vicino dei Gargareni i quali si offrivano ritualmente per accoppiarsi con le donne guerriere affinché potessero generare dei figli. L'incontro avveniva in segreto, nell'oscurità, perché nessuno dei due amanti potesse conoscere l'identità dell'altro.

La sorte della prole mutava a seconda del sesso del nascituro. I maschi venivano rimandati nel luogo d'origine e ogni gargareno adulto adotta un bambino senza sapere se fosse o meno suo figlio. Le femmine, invece, rimanevano con le madri e venivano allevate ed educate secondo i loro costumi e istruite, in particolare, nell'arte della caccia e della guerra.
Le armi principali delle Amazzoni erano l'arco, l'ascia bipenne ed uno scudo particolare, piccolo ed a forma di mezzaluna, chiamato pelta.
Prima di ogni battaglia suonavano il sistro, uno strumento che producendo un suono limpido e cristallino, non aveva lo scopo di intimorire il nemico, ma solo quello di ingraziarsi gli dèi.
Il tipo di combattimento che più praticavano era quello a cavallo. Selezionavano i loro animali e mantenevano con loro un rapporto di affiatamento totale che le rendeva delle perfette centaure.

La leggenda più famosa sul loro conto, narra della nona fatica di Ercole, incaricato di prendere il cinto della regina amazzone Ippolita. Teseo, compagno di Ercole, fu vittima della loro collere, un esercito di Amazzoni invase l’Attica, assediando Atena. Alla fine dello scontro Teseo vinse, facendo prigioniera Ippolita che in seguito divenne sua prima sposa.

Un corpo di Amazzoni nella storia è realmente esisitito.
Il re Houégbadja, re di Dahomey, attuale Benin, piccolo stato dell'Africa centrale che si affaccia sul Golfo di Guinea, aveva gia organizzato un distaccamento di “cacciatrici di elefanti” facente funzione anche di guardia del corpo.
Il figlio del re, Agadia, ne fece delle vere e proprie guerriere.
Alcune donne si arruolavano volontariamente, altre, insofferenti della vita matrimoniale e di cui mariti si lamentavano col re, erano arruolate d'ufficio. Il servizio militare le disciplinava e quella forza di carattere che mostravano nella vita matrimoniale e poteva così esprimersi nell'azione militare.
Sul campo di battaglia, le Amazzoni proteggevano il re e prendevano parte attivamente ai combattimenti, sacrificando la loro stessa vita, non potevano sposarsi e avere figli, finchè rimanevano nell’esercito.
Forgiate per la guerra per principio a questa dovevano consacrare lo loro vita.

Tornando alla leggenda, non si sa con precisione come siano scomparse, una delle tante leggende circa la loro morte vuole che la loro fine sia legata all’impresa di un tale Lamissione.
Costui, figlio di una meretrice che aveva messo al mondo sette figli in un solo parto, era stato gettato in un fiume insieme ai suoi sette fratelli, e riuscì a salvarsi solo grazie all’aiuto e alla carità di un re longobardo, re Agilmondo.

Divenuto un coraggioso e ardente guerriero, alla morte del re meritò la guida del regno. Un giorno mentre i Longobardi, nel corso di una loro migrazione, si trovarono il passaggio di un fiume impedito dalle Amazzoni, Lamissione si inoltrò nella corrente a combattere a nuoto con la più forte di loro, la loro regina, e la uccise procurando a sé gloria e lodi, e ai Longobardi il passaggio.

Il Drago


Forse la creatura simbolo della mitologia, il drago è presente in gran parte delle culture.

Nella mitologia cinese è composto da varie parti di animali. Il corpo di serpente, la criniera e gli artigli di leone, il muso di coccodrillo e le corna di cervo.
In Oriente è considerato una creatura positiva e di grande saggezza, per questo il trono dell'imperatore viene chiamato Trono del Drago. Alla morte dell'imperatore, questo volava in cielo sotto forma di drago e quando toccava le nuvole con le zampe provocava la pioggia.
Il culto del drago era molto importante in oriente, i draghi imperiali accompagnavano gli imperatori defunti fino ad un palazzo al di sopra delle nuvole, invisibile ai mortali.

Nella mitologia occidentale era presente già in Grecia in vari miti tra cui quello dell'albero delle mele d'oro, custodito da un drago, appunto.
Il suo nome deriverebbe dal termine greco dérkomai ossia "guardare, fissare lo sguardo" a indicare la credenza che queste creature avessero una vista acuta. Per questo posti a guardia di tesori nascosti come quello della favola di Fedro "la volpe e il drago".

Con l'avvento della cristianità anche il drago non sparisce, ma viene assorbito e il suo significato modificato. Esso rappresenta il diavolo e deriva da un drago presente nell'Antico Testamento. La leggenda cristiana più nota è ovviamente quella di S. Giorgio che lo uccide o lo addomestica, ma anche altri santi hanno avuto a che fare con queste creature.

Il drago riscuote però il suo massimo successo nella mitologia nordica e scandinava. Il più famoso è forse Fafnir che ruba e custodisce il tesoro dei Nibelunghi, ucciso da Sigfrido. Ma il drago che maggiormente rappresenterà l'icona del drago nell'immaginario popolare e fantasy è quello del poema anglosassone Beowulf, un serpente alato che sputa fuoco e custodisce un tesoro.
Nella tradizione nordica il drago è capace di parlare e berne il sangue (almeno nella saga dei Nibelunghi) permette di comprendere il linguaggio degli uccelli.

Attualmente il drago è diventato un'icona del mondo letterario, grazie alla fioritura del genere fantasy per merito dell'opera di J. R. R. Tolkien (soprattutto Lo Hobbit e Il Silmarillion).

In araldica il drego simboleggia vigilanza, custodia e fedeltà. Il drago fu utilizzato come emblema dai ghibellini, per contro i guelfi utilizzavano un aquila rossa.

Il Minotauro


Animale mitologico composto da corpo di uomo e testa di toro. Nato dal connubio del toro bianco di Poseidone con Pasifae, moglie di Minosse. Per assicurarsi il dominio di Creta, Minosse chiese a Poseidone l'invio di un toro da sacrificare in suo onore, ma quando lo ebbe, colpito dalla sua bellezza, lo sostituì con uno meno bello. Poseidone, indignato, indusse Pasifae ad innamorarsi del toro bianco e a giacere con lui.

Il frutto della nefanda unione fu un essere mostruoso. A causa della sua ferocia il Minotauro venne rinchiuso nel labirinto dell'isola di Creta, un terrificante intrico di corridoi e sotterranei, grotte e cupole. Lì il Minotauro veniva nutrito con vittime umane. Gli furono offerti anche sette giovanetti e sette fanciulle inviati dagli ateniesi come tributo espiatorio. Il mostro venne infine ucciso da Teseo con l'aiuto di Arianna, figlia di Minosse, e di un filo di lana.

Questo mito offre due possibili visioni sul mondo miceneo. Innanzi tutto il tributo dei bambini ateniesi è stato interpretato come una trasposizione nel mito, di un periodo in cui, la civiltà micenea era talmente potente da riuscire a dominare, o per lo meno a controllare una città come Atene; oppure il semolice predominio, forse commerciale dei micenei sui greci. Del resto anche in altre culture ci sono esempi di questo tipo. La tradizione della Roma monarchica riporta 3 dei 7 famosi re con il nome etrusco, che sta a significare il dominio di quella civiltà sulla città.

L'altro aspetto interessante è il labirinto. Probabilmente è il ricordo del grande palazzo di Cnosso, molto grande e "labirintico" per un visitatore, con molte stanze.

Il Centauro


Animale mitologico composto da corpo di cavallo, busto e testa umani.
Viene sempre presentato come essere dal carattere irascibile, violento e incapace di reggere il vino.

L'equino, nel II millennio a.C., non era ancora conosciuto in Grecia. Perciò è possibile supporre che questo animale, la cui importanza era davvero notevole per un popolo di nomadi migratori, fosse oggetto di culto. È anche probabile che in alcune regioni lontane, quali la Tracia o la Tessaglia, vivessero delle tribù semiprimitive che si dedicavano all'ammaestramento degli animali selvatici. Per questo si sarebbe potuta creare l'immagine di un essere mitico che univa il cavaliere alla sua cavalcatura.

La loro particolarità è quella di possedere tutti i pregi e difetti dell'uomo, portati però all'ennesima potenza. tanto che nella mitologia sono stati riservati loro ruoli completamente contrastanti: dall'estrema saggezza all'incredibile crudeltà. E tale idea perdurò nel tempo. Durante il Medioevo, l'immagine del centauro si addiceva agli eretici ed alla loro interna dissociazione che li faceva considerare metà cristiani e metà pagani. È rappresentato spesso con i capelli in fiamme, per lo più armato, soprattutto di freccia e arco. Talvolta l'obiettivo è una colomba, tal altra un cervo, entrambe figurazioni simboliche dell'anima, facili prede spesso raffigurate mentre vengono trascinate via dopo la cattura.

Ma il vero specchio del pensiero medioevale in merito è rappresentato da Dante, che nella Divina Commedia colloca i centauri nell'inferno (Inf. XII) come custodi-giustizieri dei violenti contro il prossimo, in rapporto diretto con il loro carattere violento avuto in vita.

Il Basilisco



Nei bestiari e nelle leggende greche ed europee, il basilisco dal greco basileus, "re") è una creatura mitologica citata anche come "re dei serpenti", che si narra abbia il potere di uccidere con un solo sguardo diretto negli occhi.

Secondo la Naturalis Historia di Plinio il Vecchio, il basilisco sarebbe un piccolo serpente, lungo meno di venti centimetri e nonostante questo sarebbe la creatura più mortale in assoluto. È infatti velenosissimo ed è in grado di uccidere con il solo sguardo. Qualunque essere vivente entri in contatto con il suo fiato o venga morso muore sul colpo. Secondo alcune leggende medioevali, se un cavaliere cercava di colpire il basilisco con la lancia, il veleno vi si infiltrava immediatamente uccidendo cavallo e cavaliere. Il basilisco vivrebbe nel deserto da lui stesso creato, perché ha la capacità di seccare gli arbusti oltre che con il contatto, con il solo sguardo.

Con il passare del tempo, grazie al moltiplicarsi di storie, le sue capacità letali continuarono ad aumentare, comprendendo l'abilità di sputare fiamme e quella di uccidere solo con il suono della sua voce, oltre alle sue sempre crescenti dimensioni. Alcuni scrittori affermarono che la creatura poteva uccidere anche senza un tocco diretto, ma perfino toccando qualcosa che a sua volta toccava qualcuno, come una spada.
Nonostante la loro apparenza invincibile, i basilischi hanno due nemici mortali: le donnole, che però morivano sempre anche se riuscivano ad ucciderlo, ed i galli, il cui canto gli era letale. Un basilisco può inoltre essere ucciso anche facendolo specchiare in modo che sia il suo stesso sguardo ad ucciderlo.

Il basilisco simboleggia potenza ed eternità della stirpe, in base alle credenze egizie che lo dipingevano di vita lunghissima, vista la sua capacità di uccidere gli altri animali col fiato. A causa di ciò, alcuni lo presero a simbolo di calunnia, colpa o contagio, ma queste sue caratteristiche mal si adattano alle necessità dell'araldica che impiega solo simboli positivi.
Con la cristianità, in quanto simbolo infernale, è contrapposto al grifone, simbolo della doppia natura di Cristo.

La Fenice


Leggendario uccello dalla forma d'airone, la sua denominazione deriva da una parola greca che vuol dire "rosso" (fuoco).
Molti la descrivono come un volatile dalle piume variopinte, altri invece affermano che le sue piume sono d'oro.

Sulla Fenice, come su molti altri animali epici, ci sono svariate opinioni contrastanti.
Per alcuni la fenice si nutre solo della rugiada mattutina, per altri si nutre di incenso, mirra e cinnamomo.
All'origine di questa leggenda c'è l'uccello Bennu che veniva venerato nel antico Egitto ed era considerato la prima creatura del mondo che poi si era impersonificata nel dio sole: Ra.

Nella mitologia greca e romana la Fenice simboleggia l'immortalità e la rinascita, mentre in quella orientale, in particolare in quella cinese, è simbolo di potere, integrità, lealtà, onestà e giustizia.
Nel Medioevo l'uccello che risorge dalle proprie ceneri, diventa parte della simbologia cristiana rappresentando la morte, la Rinascita e la vita eterna, in particolare la resurrezione di Gesù dopo tre giorni dalla sua morte.

Riguardo la questione delle ceneri, in molti dicono che la fenice, quando sente l'arrivo della morte, raccoglie molti rami secchi e pezzi di corteccia e li accatasta (la pira funebre) e li brucia per combustione spontanea.
Da qui nascono due diverse ipotesi: 1) la Fenice rinasce dalle proprie ceneri impiumata e fragile, ma dopo tre giorni spicca di nuovo il volo e questo fatto si ripete ogni 500 anni; 2) La Fenice muore, ma nelle sue ceneri c'è un suo uovo che dopo poco si schiude lasciando volare una splendida Fenice, in questo caso il leggendario uccello vive per 1000 anni per poi ripetere lo stesso rituale.
Molti storici si domandano se sia esistita la fenice, facendo riferimento alle opere dei poeti romani, considerandola nulla di più di un prodotto della fantasia dei seguaci del Dio-Sole. Alcuni, tuttavia, credono che il mito possa essere basato sull'esistenza di un vero uccello che viveva nella regione allora governata dagli Assiri.

Gli antichi la identificavano col fagiano dorato, tanto che un imperatore romano si vantò di averne catturato uno. Nella Bibbia, con l'ibis o col pavone; altri, con l'airone rosato o l'airone cinereo (Arda cinerea) basandosi sull'abitudine degli antichi egizi di festeggiare il ritorno del primo airone cinereo sopra il salice sacro di Heliopolis, considerato evento di buon auspicio, di gioia e di speranza. Il volatile più idoneo a rappresentarla è la garzetta: una specie di uccello affine all'airone.
Vi sono controparti della Fenice in praticamente tutte le culture: sumera, assira, inca, azteca, russa (l'uccello di fuoco), quella dei nativi americani (Yel), e in particolare nella mitologia cinese (Feng), indù e buddista (Garuda), giapponese (Ho-oo o Karura), ed ebraica (Milcham).

L'Ippogrifo


Animale mitologico composto da corpo di cavallo e testa e ali di aquila.
E' una creatura nata nella mitologia greco-romana e divenuto noto grazie al poema di Ludovico Ariosto “L’Orlando Furioso”. Infatti, la storia narra che Orlando si innamori fino alla follia di Angelica, ma non è corrisposto. Allora il suo più caro amico Astolfo parte alla ricerca del senno dell'eroe. Da prima si reca da San Giovanni, in Paradiso, poi sulla Luna. Ma per raggiungere questo luogo ha bisogno di una cavalcatura adeguata al impresa e qui entra in scena l’ippogrifo che lo scorterà fino a raggiungere il nostro satellite.

L'idea del connubio tra grifone e cavallo si trovava già nelle Bucoliche di Virgilio, in un passo che considerava questo incrocio come qualcosa di impossibile e assurdo, visto il leggendario odio tra i due animali. L'Ariosto, al contrario, crede che proprio da questo connubio sia nato l'ippogrifo ed infatti scrive:"Iungentur iam grypes equis": da oggi i grifoni si uniranno ai cavalli (Egloga VIII, 27).

L'Ippogrifo sembra essere più facile da domare rispetto ai grifoni. Nelle leggende medioevali in cui questo animale fantastico appare, è di solito l'animale domestico di un cavaliere o un mago. Funge da eccezionale destriero, poiché può volare veloce come un fulmine. Si dice che sia onnivoro, e che mangi sia piante sia carne.

Il Grifone


Animale mitologico composto da corpo di leone e testa e ali di aquila.
Nasce nelle leggende orientali dalla creatura mistica assira K'rub.
In oriente credevano che fosse il dominatore delle due sfere vitali: la Terra (per il corpo di leone) e l' Aria (per le ali di aquila).
In Grecia invece era abbinato alla vigilanza costante. Nella mitologia era la cavalcatura del Dio del Sole Apollo e sorvegliava l'oro degli Iperborei nell'estremo Nord.

Più tardi cambiò molto di significato, infatti ai tempi di Alessandro Magno arrivò a simboleggiare la Superbia.
Nel Cristianesimo rappresenta in un primo tempo Satana poi, grazie a Dante, il grifone ritorna dalla parte "positiva", infatti il poeta lo descrive come essere dalla doppia natura divina ed umana come Gesù Cristo e questo perché il grifone domina sia la Terra che l'Aria.
Infine, rafforzando la sua immagine benigna, il grifone viene disegnato come nemico dei serpenti e dei basilischi, incarnazioni di demoni infernali.

Raramente un grifone è dipinto senza ali: nel Quattrocento e anche più tardi in araldica questa creatura veniva considerata un grifone maschio, a differenza delle femmine dotate di ali. In araldica un grifone ha sempre le zampe anteriori da aquila. La creatura con le zampe anteriori leonine è distinta come Opinicus. In araldica simboleggia custodia e vigilanza. Inoltre poiché riunisce l'animale dominante sulla terra con quello dominante in cielo, il grifone simboleggia anche la perfezione e la potenza.