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Il potere


Di tutti? Democrazia. Di pochi? Oligarchia. Di nessuno? Anarchia. Di uno solo? Dittatura.
Potete chiamarlo come volete, ma rimane sempre lo stesso. Ha cambiato la sua forma nel corso del tempo, si è adattato a culture, pensieri, situazioni.
In un periodo in cui si parla molto di questa parola e di scontro di poteri ci si dimentica spesso cosa comporta.

Il potere è di per sé, la cosa più discriminante che esista. In ogni società, in ogni luogo e in ogni tempo è avvenuto questo. Nelle civiltà più antiche, chi aveva il potere erano gli aruspici, i sacerdoti o coloro che riuscivano a decifrare le volontà degli dèi. Poi, man mano che le società si facevano sempre più complesse, ad avere il potere furono coloro che avevano eserciti, terre o denaro.

Non sempre dunque chi ha avuto il potere è stato colui che governava. "Sul mio impero non tramonta mai il sole" disse Carlo V, controllando il Sacro Romano Impero, le Fiandre, la Spagna e tutti i suoi possedimenti oltremare. Peccato che una lettera da parte dei Fugger, i più grandi banchieri dell'epoca, gli intimassero il saldo del debito con loro contratto, per riuscire a corrompere i Grandi Elettori in suo favore. Non solo comunicano anche che l'Imperatore deve essere riconoscente con i banchieri, perché avrebbero potuto finanziare il concorrente all'elezione, il re di Francia. Chi aveva il potere? L'Imperatore che governava gran parte del mondo, oppure i banchieri che gli mantenevano quel mondo?

L'antica Roma repubblicana era vista come l'incarnazione dello Stato perfetto, che riusciva a tenere insieme le 3 più importanti facce del governo: oligarchia (Senato), monarchia (consoli) e democrazia (popolo).

E oggi? Con le moderne democrazie occidentali, si è forse capovolto il principio di potere, o meglio lo si è adattato a nuove esigenze, quali una maggiore presa di coscienza, di almeno una parte della popolazione governata e la conseguente ingovernabilità in presenza di monarchie che mano a mano sono andate a cadere. "Cambiare tutto perché non cambi niente" ha detto qualcuno, e forse è proprio così.

Forse non è vero che le attuali democrazie sono una sorta di fantoccio dietro cui si nascondono interessi e ideologie ben diverse da quelle della politica democratica (intesa come negli stati democratici) di una volta? Non sembra che quel rito a cui noi partecipiamo, che permette la vita della democrazie in questione sia un rito a cui ci si sottopone, come gli indiani d'America danzavano attorno al totem per propiziare una buona caccia? Il voto che rappresenta la nostra voce dove va a finire?

Presupposto che andare a votare è una cosa importante, in mancanza della quale non avremmo neanche il diritto di lamentarci, ma non è questo il punto. Il punto è se al di fuori di quella cabina, la croce che io traccio su un foglio di carta viene poi rappresentato fedelmente? In un epoca in cui fioccano i sondaggi (sbagliati) ed è facile creare un programmino che ti faccia rimbalzare migliaia di voti dove ti piace di più chi mi garantisce che il mio voto finisca nel posto giusto?
Una semplice croce al giorno d'oggi può dare più potere che un buon auspicio dei nostri predecessori. Bisogna pensare bene a chi si vuole dare il potere.

L'ultima considerazione è molto meno astratta: cos'è il potere? Come dicevo prima non è solo conquistare terre e governare popoli. Il potere si insinua anche nelle più piccole crepe della società, e come al solito è discriminante.
Una minaccia è potere, un ricatto è potere, avere la possibilità di decidere della tua vita è potere. Questo fa la politica, decidere della tua vita. Lo ha sempre fatto. Dal re che ti chiamava in guerra al governo che aumenta le tasse, non cambia niente. E in entrambi i casi, questo può non essere nelle maggiori aspettative della tua vita...

In conclusione, la parola "potere" non è necessariamente negativa, ma spesso è sinonimo sia di tanto che di poco: tanto in mano a pochi. E bisogna pensarci bene a chi dare questo potere, ma soprattutto, visto che è "tanto in mano a pochi", bisognerebbe che si potesse revocare, in modo che il potere sia realmente "tanto, ma in mano a tanti".